FOGLIO LAPIS - MAGGIO - 2026

 

Nel 2035 oltre un milione e mezzo di allievi in meno rispetto ad 2025: questa la previsione fondata sull'andamento della demografia in Francia. Ma non solo in Francia

 

Le cifre parlano chiaro: proiettando i numeri attuali del calo demografico fino alla fine del decennio 2025-2035 si ottiene un risultato sconvolgente: gli affettivi scolastici diminuiranno di oltre un milione e 600mila unità, cioè più del quattordici per cento. Il dato, riportato dal quotidiano parigino Le Monde, si riferisce alla Francia ma è applicabile anche all'Italia, sia perché la demografia in calo anche da noi, anzi d noi lo è in misura maggiore, sia per il fatto che la consistenza dei due Paesi in materia di popolazione può considerarsi analoga.

Secondo Edouard Geffray, ministro dell'educazione nazionale nel governo francese, questa realtà apre la possibilità che parte dei bilanci scolastici possa essere dirottata verso altri impieghi sociali, ma al tempo stesso impone una triplice esigenza: un'analisi differenziata dei dati relativi alla demografia nei vari territori, in particolare fra campagne e aree urbane, un riesame dei meccanismi decisionali che possano tradurre i dati in azioni concrete, e infine ma non certo da ultimo una rinnovata analisi delle aspettative sociali legate all'istruzione.

E' infatti facilmente prevedibile che numerosi fattori, dalla fecondità all'invecchiamento, dai flussi migratori all'organizzazione dei trasporti, fino alla cosiddetta densità rurale, farà sì che il calo demografico si manifesterà in modo eterogeneo nelle accademie, nei dipartimenti, nei comuni. Ne consegue che una pianificazione ragionevole non potrà che poggiare su dati eterogenei a seconda degli scenari locali. In altre parole non ci sarà più spazio per orientamenti standard, che ignorino le realtà territoriali.

Tutto questo genera, secondo Geffray, un imperativo tipicamente politico: ogni decisione andrà presa prima delle modalità di raccolta dei dati e prima dell'analisi dei fondi disponibili. Si pongono infatti alcune questioni fondamentali. Per esempio, chiudere stabilimenti educativi o riconvertirli a usi complementari? Diminuire le classi o il numero di allievi per classe? Come organizzare la mescolanza etnica e sociale di fronte a traiettorie differenziate fra questi settori e i territori?

C'è infine il problema del reclutamento dei docenti e della gestione delle carriere, per non parlare dei rapporto fra istruzione pubblica e privata. Insomma, dice il ministro francese, ogni eventuale proposta di riduzione delle risorse destinate alla scuola deve essere preceduta da un dibattito fondato su dati indiscutibili.

 

                                                                      a. v.           

 

 


                                           

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