Nel
2035 oltre un milione e mezzo di allievi in meno rispetto
ad 2025: questa la previsione fondata sull'andamento della
demografia in Francia. Ma non solo in Francia
Le
cifre parlano chiaro: proiettando i numeri attuali del calo
demografico fino alla fine del decennio 2025-2035 si ottiene
un risultato sconvolgente: gli affettivi scolastici diminuiranno
di oltre un milione e 600mila unità, cioè
più del quattordici per cento. Il dato, riportato
dal quotidiano parigino Le Monde, si riferisce alla Francia
ma è applicabile anche all'Italia, sia perché
la demografia in calo anche da noi, anzi d noi lo è
in misura maggiore, sia per il fatto che la consistenza
dei due Paesi in materia di popolazione può considerarsi
analoga.
Secondo
Edouard Geffray, ministro dell'educazione nazionale nel
governo francese, questa realtà apre la possibilità
che parte dei bilanci scolastici possa essere dirottata
verso altri impieghi sociali, ma al tempo stesso impone
una triplice esigenza: un'analisi differenziata dei dati
relativi alla demografia nei vari territori, in particolare
fra campagne e aree urbane, un riesame dei meccanismi decisionali
che possano tradurre i dati in azioni concrete, e infine
ma non certo da ultimo una rinnovata analisi delle aspettative
sociali legate all'istruzione.
E'
infatti facilmente prevedibile che numerosi fattori, dalla
fecondità all'invecchiamento, dai flussi migratori
all'organizzazione dei trasporti, fino alla cosiddetta densità
rurale, farà sì che il calo demografico si
manifesterà in modo eterogeneo nelle accademie, nei
dipartimenti, nei comuni. Ne consegue che una pianificazione
ragionevole non potrà che poggiare su dati eterogenei
a seconda degli scenari locali. In altre parole non ci sarà
più spazio per orientamenti standard, che ignorino
le realtà territoriali.
Tutto
questo genera, secondo Geffray, un imperativo tipicamente
politico: ogni decisione andrà presa prima delle
modalità di raccolta dei dati e prima dell'analisi
dei fondi disponibili. Si pongono infatti alcune questioni
fondamentali. Per esempio, chiudere stabilimenti educativi
o riconvertirli a usi complementari? Diminuire le classi
o il numero di allievi per classe? Come organizzare la mescolanza
etnica e sociale di fronte a traiettorie differenziate fra
questi settori e i territori?
C'è
infine il problema del reclutamento dei docenti e della
gestione delle carriere, per non parlare dei rapporto fra
istruzione pubblica e privata. Insomma, dice il ministro
francese, ogni eventuale proposta di riduzione delle risorse
destinate alla scuola deve essere preceduta da un dibattito
fondato su dati indiscutibili.
a. v.
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