FOGLIO LAPIS - GENNAIO 2026

 
 

In Francia uno specialista di educazione comparata apre un dibattito: l'istruzione va valutata in base ai risultati o piuttosto sulla trasmissione del sentimento di giustizia e delle relazioni interpersonali?

 

 

Si va a scuola per raggiungere un diploma che possa aprire le vie del lavoro, o un baccalauréat che apra le porte dell'istruzione superiore. Tutto qui? Anni e anni di scuola nel ciclo primario e poi nel secondario solo per conquistare un'occupazione lavorativa o un biglietto per l'università? Niente affatto secondo Roger François Gauthier, uno specialista francese esperto in fatto di educazione comparata.

Gauthier ha offerto un importante tema di riflessione da sviluppare fra i dibattiti sulla scuola periodicamente ospitati dal quotidiano parigino Le Monde: stabilire cioè quali siano i criteri più opportuni per valutare un programma educativo: bisogna basarsi quasi esclusivamente sui risultati o prendere in considerazione elementi di natura civile, per esempio la capacità di trasmettere ai giovani il sentimento di giustizia e di addestrarli a gestire in modo corretto le relazioni interpersonali?

Gauthier non ha dubbi, pur riconoscendo che è umanamente corretto rincorrere le promozioni e i “pezzi di carta”. Ma il solo prisma dei risultati è insufficiente per valutare una scuola. Noi affidiamo i nostri figli alle istituzioni educative ma l'azione della scuola sulla popolazione di allievi che deve in qualche modo “gestire” si limita a concedere voti e diplomi, e soprattutto nel caso francese a impostare le valutazioni sul rapporto fra materie estranee l'una all'altra, con un culto assurdo della media e della cosiddetta compensazione.

Capita così per esempio che un allievo deficitario in matematica si salvi con un buon voto in francese, o che si verifichi una situazione specularmente contraria. Tutto questo è paradossale e va ripensato secondo Gauthier. Il problema ovviamente non si limita all'ordinamento né alla prassi francese e ha molti punti di contatto con la situazione italiana. Sarà interessante seguire il dibattito sollecitato dall'esperto francese. Ne riferiremo ampiamente ai nostri lettori.

                                             r. f. l.
                                         

                                                                                                 

 

 
 

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