In Francia
uno specialista di educazione comparata apre un dibattito:
l'istruzione va valutata in base ai risultati o piuttosto
sulla trasmissione del sentimento di giustizia e delle
relazioni interpersonali?
Si
va a scuola per raggiungere un diploma che possa aprire
le vie del lavoro, o un baccalauréat che apra le
porte dell'istruzione superiore. Tutto qui? Anni e anni
di scuola nel ciclo primario e poi nel secondario solo per
conquistare un'occupazione lavorativa o un biglietto per
l'università? Niente affatto secondo Roger François
Gauthier, uno specialista francese esperto in fatto di educazione
comparata.
Gauthier
ha offerto un importante tema di riflessione da sviluppare
fra i dibattiti sulla scuola periodicamente ospitati dal
quotidiano parigino Le Monde: stabilire cioè quali
siano i criteri più opportuni per valutare un programma
educativo: bisogna basarsi quasi esclusivamente sui risultati
o prendere in considerazione elementi di natura civile,
per esempio la capacità di trasmettere ai giovani
il sentimento di giustizia e di addestrarli a gestire in
modo corretto le relazioni interpersonali?
Gauthier
non ha dubbi, pur riconoscendo che è umanamente corretto
rincorrere le promozioni e i “pezzi di carta”.
Ma il solo prisma dei risultati è insufficiente per
valutare una scuola. Noi affidiamo i nostri figli alle istituzioni
educative ma l'azione della scuola sulla popolazione di
allievi che deve in qualche modo “gestire” si
limita a concedere voti e diplomi, e soprattutto nel caso
francese a impostare le valutazioni sul rapporto fra materie
estranee l'una all'altra, con un culto assurdo della media
e della cosiddetta compensazione.
Capita
così per esempio che un allievo deficitario in matematica
si salvi con un buon voto in francese, o che si verifichi
una situazione specularmente contraria. Tutto questo è
paradossale e va ripensato secondo Gauthier. Il problema
ovviamente non si limita all'ordinamento né alla
prassi francese e ha molti punti di contatto con la situazione
italiana. Sarà interessante seguire il dibattito
sollecitato dall'esperto francese. Ne riferiremo ampiamente
ai nostri lettori.
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r. f. l.
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