FOGLIO LAPIS - GENNAIO 2026

 
 

La decisione di una magistrata fa discutere l'Italia. Si parla di tutela dei minori, e intanto li si mette sotto controllo. Finora un caso raro, ma se facesse scuola? Un dono inaspettato

 

 

Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, britannico lui australiana lei, non credevano alle proprie orecchie quando hanno udito le ragioni per cui il Tribunale dei minori dell'Aquila si era impadronito dei loro tre bambini. La magistrata che ha condotto l'operazione ha sostenuto che i piccoli crescevano come selvaggi, privi di ogni assistenza scolastica, in un ambiente del tutto asociale. Dunque sarebbero stati affidati a una struttura protetta che se ne sarebbe occupati restituendoli alla civiltà.

Nathan e Catherine trasecolavano ascoltando gli agenti che avevano sottratto i loro bambini. Nella loro struttura, avrebbero potuto visitarli solo per pochissimo tempo, strettamente controllati con rigore poliziesco. Ma noi siamo una famiglia felice, avevano assicurato, e felicissimi sono i nostri bambini di vivere nella natura secondo la nostra scelta. Effettivamente la famiglia si era trasferita in un bosco della provincia di Chieti, in Abruzzo, e tutto era filato liscio fino alla visita degli agenti mandati dal Tribunale dei Minori.

Fra l'altro i genitori erano stati scrupolosissimi con le norme in materia di educazione, portando i tre bambini, al termine di ogni anno scolastico, a sostenere l'esame per il passaggio all'anno successivo del corso, secondo le regole della “scuola parentale”.

La vicenda ha scatenato una serrata polemica, sul punto centrale della libertà di scelta contrapposta a regole che sembrano affermare nient'altro che una volontà di controllo. Alla “famiglia del bosco” sono arrivati molti messaggi di solidarietà. Come quello, assai concreto, del ristoratore Armando Carusi che ha donato loro, in comodato gratuito, un casolare in legno dotato di tutti i comfort. E così i tre piccoli hanno finalmente una casa che, si presume, non dovrebbe urtare la suscettibilità della magistratura aquilana.

Il padre dei tre “bambini del bosco” ha voluto visitare la struttura e se ne é detto entusiasta. Si tratta di una casa immersa nella natura, dunque del tutto corrispondente allo stile di vita scelto da Nathan e Catherine, nella quale Carusi è nato e ha trascorso l'infanzia. Il casolare si compone di due stanze dotate di caminetto, comprende un bagno e acqua potabile fornita da un pozzo. Ci sono anche attrezzi tradizionali in legno per i più svariati lavori, per esempio la filatura della lana, un'attività che Nathan ha intenzione di riprendere e rilanciare.

Ora ci si chiede se l'iniziativa du Carusi sia sufficiente a smorzare l'aspro dibattito suscitato dalla mossa del tribunale aquilano. Non è detto, perché la vicenda dei “bambini del bosco” ha diviso l'opinione pubblica italiana in due parti aspramente contrapposte. Non si vorrebbe davvero che il caso, come di usa dire, facesse scuola, nonostante lo sdegno e laa mobilitazione di chi non è d'accordo.

                                             r. f. l.
                                         

                                                                                                 

 

 
 

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