La decisione
di una magistrata fa discutere l'Italia. Si parla di tutela
dei minori, e intanto li si mette sotto controllo. Finora
un caso raro, ma se facesse scuola? Un dono inaspettato
Nathan
Trevallion e Catherine Birmingham, britannico lui australiana
lei, non credevano alle proprie orecchie quando hanno udito
le ragioni per cui il Tribunale dei minori dell'Aquila si
era impadronito dei loro tre bambini. La magistrata che
ha condotto l'operazione ha sostenuto che i piccoli crescevano
come selvaggi, privi di ogni assistenza scolastica, in un
ambiente del tutto asociale. Dunque sarebbero stati affidati
a una struttura protetta che se ne sarebbe occupati restituendoli
alla civiltà.
Nathan
e Catherine trasecolavano ascoltando gli agenti che avevano
sottratto i loro bambini. Nella loro struttura, avrebbero
potuto visitarli solo per pochissimo tempo, strettamente
controllati con rigore poliziesco. Ma noi siamo una famiglia
felice, avevano assicurato, e felicissimi sono i nostri
bambini di vivere nella natura secondo la nostra scelta.
Effettivamente la famiglia si era trasferita in un bosco
della provincia di Chieti, in Abruzzo, e tutto era filato
liscio fino alla visita degli agenti mandati dal Tribunale
dei Minori.
Fra
l'altro i genitori erano stati scrupolosissimi con le norme
in materia di educazione, portando i tre bambini, al termine
di ogni anno scolastico, a sostenere l'esame per il passaggio
all'anno successivo del corso, secondo le regole della “scuola
parentale”.
La
vicenda ha scatenato una serrata polemica, sul punto centrale
della libertà di scelta contrapposta a regole che
sembrano affermare nient'altro che una volontà di
controllo. Alla “famiglia del bosco” sono arrivati
molti messaggi di solidarietà. Come quello, assai
concreto, del ristoratore Armando Carusi che ha donato loro,
in comodato gratuito, un casolare in legno dotato di tutti
i comfort. E così i tre piccoli hanno finalmente
una casa che, si presume, non dovrebbe urtare la suscettibilità
della magistratura aquilana.
Il
padre dei tre “bambini del bosco” ha voluto
visitare la struttura e se ne é detto entusiasta.
Si tratta di una casa immersa nella natura, dunque del tutto
corrispondente allo stile di vita scelto da Nathan e Catherine,
nella quale Carusi è nato e ha trascorso l'infanzia.
Il casolare si compone di due stanze dotate di caminetto,
comprende un bagno e acqua potabile fornita da un pozzo.
Ci sono anche attrezzi tradizionali in legno per i più
svariati lavori, per esempio la filatura della lana, un'attività
che Nathan ha intenzione di riprendere e rilanciare.
Ora
ci si chiede se l'iniziativa du Carusi sia sufficiente a
smorzare l'aspro dibattito suscitato dalla mossa del tribunale
aquilano. Non è detto, perché la vicenda dei
“bambini del bosco” ha diviso l'opinione pubblica
italiana in due parti aspramente contrapposte. Non si vorrebbe
davvero che il caso, come di usa dire, facesse scuola, nonostante
lo sdegno e laa mobilitazione di chi non è d'accordo.
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r. f. l.
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