FOGLIO LAPIS - OTTOBRE - 2005

 
 

Dubbi e incertezze dopo l’incontro fra governo e regioni sulla riforma del secondo ciclo – Mentre il ministro Letizia Moratti accetta di rinviare di un anno l’entrata in vigore del nuovo ordinamento e di sospenderne la sperimentazione, la sua parte politica insiste in parlamento sulle scadenze originariamente fissate – Si profila, fra le varie ipotesi, una proroga della delega oltre il 17 ottobre, quando il governo dovrebbe approvare lo schema di decreto

 

C’erano molte aspettative alla vigilia dello scorso 15 settembre, quando i rappresentanti del governo avevano in  programma la discussione dello schema di decreto legislativo sulla riforma del secondo ciclo dell’istruzione, presentato dal ministro Letizia Moratti, con i rappresentanti delle regioni. Una riunione cruciale, perché la struttura del modello predisposto dai tecnici del ministero va precisamente a colpire, attraverso la “licealizzazione” dell’istruzione professionale, proprio una fra le più tipiche competenze regionali. L’incontro ha immediatamente evidenziato una netta spaccatura fra le sedici regioni amministrate dal centrosinistra e le quattro (Veneto, Lombardia, Molise, Sicilia) in cui ancora sono al potere governo di centrodestra. Sono stati proprio sedici voti contro quattro a manifestare un “parere fermamente negativo sull’impianto… e sul testo” del decreto. Parere negativo dunque, ma non per questo meno liberatorio dal punto di vista dell’iter legislativo: si tratta infatti di un passo formale necessario per procedere verso il varo della riforma, attraverso i passi ulteriori dei pareri parlamentari e dell’approvazione definitiva da parte del governo.

La maggioranza dei rappresentanti regionali ha accettato di dare il via libera al sistema degli otto licei, sia pure come si è visto con accenti fortemente critici, dopo che il ministro Moratti aveva a sua volta accettato due condizioni: la proroga dell’avvio della riforma, che nell’intenzione originaria doveva partire con l’anno scolastico 2006/07, al 2007/08, e la rinuncia a ogni sperimentazione preventiva. Ma subito dopo l’incontro del 15 settembre si è registrata una frattura profonda fra il ministro e la sua parte politica: autorevoli esponenti di Forza Italia hanno infatti annunciato di n on essere affatto d’accordo né sul rinvio della riforma, né sull’annullamento della sperimentazione. Questi propositi hanno trovato puntuale conferma in parlamento, dove Fabio Garagnani, relatore di maggioranza alla commissione cultura della camera dei deputati, ha ufficialmente proposto il ripristino delle versioni originarie.

Poiché ormai incombe la scadenza della delega, per cui lo schema di decreto dovrebbe essere definitivamente adottato dal consiglio dei ministri entro il 17 ottobre, ci si chiede a questo punto che cosa accadrà. Fra le ipotesi più accreditate una proroga della delega, che permetta un ulteriore confronto fra governo e regioni. Ma non si può escludere la possibilità che il ministero riesca a convincere i riottosi della maggioranza che le due condizioni sono un prezzo accettabile per portare comunque in porto la riforma, né quella che, non riuscendo quest’opera di persuasione., la delega venga fatta semplicemente decadere.

La vicenda è complicata dalla particolare congiuntura politica. I partiti stanno scaldando i muscoli in vista della campagna elettorale per il voto politico della prossima primavera e questo, se da un lato induce le parti a irrigidirsi sulle rispettive posizioni, dall’altro subordina l’intera materia a considerazioni connesse con l’esito delle elezioni. Se il risultato dovesse rovesciare l’attuale assetto politico, come molti sondaggi danno quasi per scontato, e dunque la futura maggioranza di governo dovesse coincidere con quella delle regioni, il rinvio della riforma potrebbe preludere a una sua radicale revisione. La competenza regionale sulla formazione professionale verrebbe ripristinata nella sua integrità, e soprattutto si cercherebbe di eliminare la ghigliottina della scelta precoce, e secondo i critici praticamente irreversibile,  nonostante l’asserita permeabilità dei due modelli, fra liceo e formazione professionale.

Come sempre quando si avvia una riformulazione dei percorsi scolastici, si prospetta il problema, transitorio dal punto di vista generale ma non per questo meno impegnativo per i singoli, di quei ragazzi che si trovano alla vigilia del secondo ciclo. Per i prossimi anni, considerando anche che le iscrizioni si fanno in gennaio per l’anno scolastico che comincia in settembre, costoro, o per meglio dire la parte di costoro che intende avviarsi lungo percorsi che da tecnico-professionali potrebbero diventare liceali, vivranno nella totale incertezza sul loro curriculum. Anche per questo sarebbe opportuno che alla contrapposizione attuale fra le forze politiche si sostituisse la volontà di cercare un’intesa, sia pure attorno al minimo comun denominatore delle innovazioni di cui si condivide l’urgenza.

 

                                                                  f.s.

                                                                                        

 

 
 

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