FOGLIO LAPIS - OTTOBRE 2003

 
 

Gli episodi di violenza fra compagni di scuola, non di rado divisi in bande, sono un fenomeno assai diffuso in molti paesi – C’è stata a lungo la tendenza a considerarlo, a parte i casi di particolare gravità, un normale comportamento dell’età evolutiva: ma da qualche tempo gli specialisti segnalano che si tratta di ben altro, e che il problema va affrontato alla radice – Un metodo di prevenzione proveniente dagli Stati Uniti – La Lapis e l’educazione alla legalità

 

Chi segue la rubrica informativa che da anni pubblichiamo in questo stesso sito (www.fogliolapis.it/flash.htm) si è forse soffermato su una notizia da Washington dello scorso 7 settembre. Vi si parla di una recente ricerca condotta nelle scuole degli Stati Uniti, di cui riferisce l’agenzia Associated Press, relativa al fenomeno del bullismo scolastico. In questo studio si denuncia la sostanziale sottovalutazione che si tende a dare di quel fenomeno, tradizionalmente considerato come una sorta di rito di iniziazione, di passaggio all’età matura. Insomma un comportamento normale, che richiede una certa vigilanza soltanto in relazione a eventuali episodi di particolare gravità. Non è così, affermano gli specialisti americani: il bullismo è grave sempre, ed è fra l’altro statisticamente dimostrato che esiste una stretta correlazione fra quel comportamento e le deviazioni della delinquenza giovanile. Non a caso il bullismo si manifesta spesso con la formazione di bande contrapposte, che è uno schema tipico del mondo criminale.

Nello stesso notiziario si riportano altre due vicende, questa volta dalla Gran Bretagna (notizia da Cardiff del 10 settembre) e dalla Francia (nortizia da Bobigny del 19 settembre). Il primo caso riguarda un ragazzo di 14 anni, espulso dalla scuola in seguito a episodi di grave indisciplina, che sei mesi dopo torna nell’istituto per salutare i compagni. Un insegnante gli intima di andarsene e il ragazzo lo colpisce con un diretto alla mascella, poi stende anche una professoressa accorsa in aiuto del collega. L’altra notizia parla di un liceale di 18 anni, che durante una lite a scuola ha sparato un colpo di pistola, che fortunatamente non ha colpito nessuno. Questi naturalmente sono episodi limite, non a caso puniti con quattro mesi di reclusione il primno, quattro mesi con la condizionale il secondo: ma in ogni caso danno un’idea di come nell’istituto scolastico, che dovrebbe essere il luogo della sicurezza per eccellenza, certi comportamenti magari inizialmente tollerati possano rapidamente degenerare fino alla violenza più grave. Un po’ come il cosiddetto nonnismo nelle caserme e nei collegi militari, una prassi di piccole o grandi sopraffazioni ai danni degli ultimi arrivati che gli alti gradi spesso guardano con occhio benevolo, ma che a volte provoca lesioni, frustrazioni, persino suicidi.

Recentemente una ricerca dell’Eurispes ha fotografato la situazione in materia di bullismo nelle scuole elementari italiane. Ne risulta che nello scorso anno scolastico un terzo degli alunni e oltre un quarto delle alunne è stato testimone o vittima (o autore, ovviamente, ma questo dal sondaggio non risulta) di minacce o atti di prepotenza; mentre quasi un quinto dei ragazzi e il 12 per cento delle ragazze parla di vere e proprie violenze fisiche. Il fenomeno risulta più grave nelle isole, nel nordest, nelle grandi città come Napoli, Milano, Palermo, mentre è più contenuto nell’Italia centrale e nei centri minori. Ne sono ugualmente colpite le scuole pubbliche e le private, e analogamente indifferenziata è la provenienza sociale dei piccoli bulli. È assai diffusa per esempio l’estorsione di denaro, oggetti, capi d’abbigliamento: in queste imprese c’è chi è motivato dal desiderio di possesso, chi dal semplice gusto della sfida. Fondamentale, come sempre nell’universo infantile e giovanile, si rivela l’emulazione.

Anche in Italia si va diffondendo la convinzione che il fenomeno va combattuto. Lo si fa con vari mezzi, per esempio a Roma si sperimenta il metodo americano di John Upledger, fondato sulla diffusione di modelli positivi: i bambini vengono invitati a gratificarsi con gesti amichevoli, per esempio a scambiarsi doni. Per parte nostra, la Lapis insiste da tempo sulla necessità di una capillare educazione alla legalità, che contrapponga i principi di un corretto vivere civile all’alterata percezione che dei ruoli nella comunità hanno i piccoli, bombardati come sono dagli ambigui messaggi e dalle distorsioni d’immagine del cinema e della tv. Ricordiamo per esempio il corso Leggi la legge (www.leggilalegge.it), che illustra in modo non convenzionale i fondamenti del nostro assetto costituzionale. O la campagna di educazione acustica (raggiungibile direttamente dalla nostra pagina iniziale www.fogliolapis.it), che associa alla denuncia dei gravi danni prodotti alla salute dalla prolungata esposizione ai rumori l’esaltazione del diritto alla quiete, e del dovere civile di rispettarlo.

                                                                          r.f.l.
                                               

                                                                      

 

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