FOGLIO LAPIS - GIUGNO - 2021

 

Nel sistema scolastico americano si discute sull'opportunità, sostenuta dall'opinione progressista, d'inserire nei curricula lo studio dei problemi razziali. Contrari i conservatori: in questo modo, sostengono, si costringono i singoli in gabbie identitarie

 

Tutti gli uomini sono stati creati uguali”. Così la Dichiarazione d'indipendenza delle tredici colonie americane che si sbarazzano del dominio britannico dando vita agli Stati uniti. Già, ma tutti chi? É noto che la futura superpotenza nasce con una vistosa anomalia: fin dal 1619, quando la prima nave negriera prese terra in Virginia depositandovi il suo carico di schiavi, i coloni hanno a che fare con una folta comunità di provenienza africana, che anche dopo l'emancipazione voluta dal presidente Abraham Lincoln vive ai margini della società. Dunque il principio dell'eguaglianza di tutti gli uomini sancito nel 1776 conosce una vistosa eccezione. Per tacere dei nativi, i soli a ben vedere che possono chiamarsi americani e invece li chiamiamo indiani a causa di un gigantesco errore geografico. E per tacere degli ispanici, che provenienti dall'America latina hanno formato una numerosissima minoranza etnica e linguistica.

Le cronache recenti riferiscono di un approccio troppe volte brutale, da parte delle forze di polizia, a queste comunità così diverse dal modello dell'uomo wasp: bianco, anglosassone e protestante. Nemmeno la permanenza per otto anni alla Casa bianca di un presidente afro-americano come Barack Obama ha migliorato la situazione. I neri e gli ispanici rimangono ai livelli più bassi nelle statistiche che misurano le condizioni di vita, il reddito, l'istruzione e gli altri parametri sociali. Ma ora si è fatta strada, proprio in seguito alle cronache poliziesche e alle tragedie connesse, una nuova consapevolezza. Black Lives Matter, le vite dei neri contano: questo slogan ha attraversato il Paese da un capo all'altro. Ovviamente questa dinamica non poteva non coinvolgere il sistema educativo.

Alle iniziative del mondo progressista di riservare nell'insegnamento della storia nazionale un posto di rilievo alle questioni legate alla razza ha fatto riscontro la radicale opposizione dei conservatori. Secondo i paradigmi americani, la cesura politica vede i democratici da una parte, i repubblicani dall'altra: anche se all'interno dei due partiti si registrano opinioni non proprio coincidenti. La maggioranza dei repubblicani sostiene che attribuire al razzismo un carattere sistematico, secondo la cosiddetta “teoria razziale critica”, è sbagliato e configura una forma di Indottrinamento dei giovani che potrebbe finire con il costringerli, a scapito dei valori individuali, dentro gabbie identitarie. Di fatto la teoria critica, come riferisce il quotidiano New York Times in una approfondita analisi del problema, sostiene che il razzismo è profondamente radicato nella legge e nelle istituzioni. E che il retaggio dello schiavismo esercita ancora un'influenza negativa sulle condizioni di vita degli afro-americani e delle altre comunità minoritarie.

Si fa notare fra l'altro che mentre nel sistema scolastico pubblico la presenza di appartenenti a gruppi etnici diversi è ormai massiccia, la quota di docenti afro-americani, ispanici o asiatici non supera il venti per cento. Dunque perché tacere sulla questione razziale, come vorrebbero i conservatori? Un simile atteggiamento non potrebbe forse identificarsi in una forma di negazionismo? Il dibattito non è fatto soltanto di parole ma anche di interventi normativi. Poiché l'educazione è competenza dei singoli Stati, le politiche scolastiche risentono della lpro diversa colorazione politica. Dove sono al potere i repubblicani si propone di bloccare la carriera a quei docenti che si fanno promotori della teoria razziale critica, che i più esagitati qualificano senz'altro come “marxista”.

Poco prima di lasciare il potere l'ex presidente Donald Trump nominò una gruppo di lavoro denominato Commissione 1776, esplicitamente incaricato di collegare l'”indottrinamento di estrema sinistra” praticato nelle scuole in materia razziale con le manifestazioni di protesta contro gli abusi della polizia e in particolare le uccisioni di dimostranti afro-americani. L'iniziativa fu commentata con sarcasmo da molti osservatori, e il nuovo presidente Joe Biden l'annullò non appena si fu insediato alla Casa bianca.

                                                                      Fredi Sergent        

 

 


                                           

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