FOGLIO LAPIS - GIUGNO - 2016

 
 

Sembra abbastanza ovvio, e una conferma arriva dagli amministratori della regione Île-de-France: c'è un rapporto diretto fra il consumo di alcolici e stupefacenti e la dispersione scolastica – Ma viene chiamata in causa anche l'assuefazione ai videogiochi – Si propone una campagna di accertamento fondata su test salivari, garantita dal segreto sanitario, ma l'idea ha suscitato non poche polemiche

 

Lo scorso 19 maggio l'organo assembleare della regione Île-de-France ha approvato la proposta della presidente Valérie Pécresse, relativa al finanziamento di una campagna volta ad accertare la diffusione di droghe e alcolici fra gli studenti dei locali istituti scolastici. Si tratta di test simili a quelli cui in quasi tutti i Paesi si sottopongono gli automobilisti in caso d'incidente, allo scopo di verificare se guidavano in stato di ebbrezza o con i sensi annebbiati dall'uso di sostanze stupefacenti, e dunque avevano riguardo al sinistro una responsabilità più diretta.  Secondo la presidente Pécresse “abbiamo un flagello... il disimpegno scolastico. Alla radice di questo flagello ci sono le dipendenze dalla droga e dall'alcol, e anche dai videogiochi, che rappresentano un'altra forma di dipendenza”.

Con un voto a maggioranza, la regione francese ha dunque deciso che le scuole saranno invitate a eseguire una diagnosi collettiva di queste abitudini, e  a verificare eventuali traffici in prossimità degli istituti scolastici. I dati individuali così raccolti saranno protetti dal segreto sanitario e comunicati non ai capi d'istituto ma soltanto alle famiglie, o ai diretti interessati nel caso siano maggiorenni. Le cifre del fenomeno andranno invece affidate alle autorità sanitarie e di polizia per impostare adeguate politiche di contrasto.

Si pensa anche di raccogliere dati attraverso l'analisi delle acque di scarico delle scuole, che conservano traccia soprattutto dell'uso di droghe. Nell'aula assembleare dell'Île-de-France sono stati fatti circolare alcuni test salivari, fra i quali diciassette rivelavano un consumo regolare di cannabis, otto addirittura un consumo quotidiano. Nonostante i test fossero ovviamente anonimi, numerose proteste ha sollevato il fatto che era stata rivelato l'istituto scolastico in cui l'indagine era stata effettuata.

E così si è parlato di “politica del sospetto e dell'accusa”, di “stigmatizzazione caricaturale” dei giovani, di un approccio di tipo poliziesco. Non è usando un arsenale penale, ma piuttosto adottando meccanismi di prevenzione e protezione, che si potrà venire a capo del fenomeno: così avvertono i critici, ravvisando nell'iniziativa connotati lesivi dei diritti individuali. D'altra parte è certo che siamo di fronte a una situazione di cronicità, dunque a un problema reale: secondo Agnès Evren, responsabile per l'istruzione dell'Île-de-France, un decimo dei giovani che vivono nella regione fumano più di una “canna” al giorno. Sul fatto che in qualche modo occorre intervenire sono tutti d'accordo, ma per alcuni l'argomento è ancora tabù, e questo spiega le molte resistenze alle modalità di un'iniziativa che pure ha il pregio di affrontare la piaga dal duplice punto di vista sanitario e educativo.

                                                          r. f. l. 
                                         

    


                                                  

 
 

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