FOGLIO LAPIS - GIUGNO - 2015

 
 

La “buona scuola” del governo Renzi non piace a molta parte degli insegnanti e agita il mondo politico– Non a caso l'hanno salutata uno sciopero massiccio, un mare di polemiche, una sollevazione che dalle piazze si è trasferita in parlamento – Dunque il progetto di riforma ha subito qualche ritocco: ispetto alla controversa formulazione originaria si è cercato di correre ai ripari, alcune asperità del provvedimento sono state smussate

 

Ogni volta che in Italia si parla di riformare la scuola, partiti e sindacati affilano le armi. É accaduto anche stavolta, la “buona scuola” proposta dal governo è rapidamente diventata un oggetto di aspra contesa politica. Anche perché si è rivelata subito largamente impopolare: lo dimostra il massiccio sciopero del 5 maggio, quando due terzi degli insegnanti hanno, come si dice, incrociato le braccia paralizzando l'attività didattica. Ai cortei degli insegnanti, che protestavano in particolare contro la scomparsa degli scatti d'anzianità sostituiti dalle valutazioni di merito, contro la mancata assunzione di “tutti” i precari e contro la figura del preside-manager, si sono affiancati quelli degli studenti, soprattutto intenzionati a contestare i previsti favori alla scuola privata.

Da questa prova del fuoco, il disegno di legge esce drasticamente modificato. Il testo uscito dalla camera dei deputati, in vista di un ulteriore passaggio sotto le forche caudine in senato, differisce dalla versione originaria su alcuni punti particolarmente controversi. A cominciare dal ruolo dei presidi, che avrebbero dovuto gestire la “buona scuola” con criteri manageriali e poteri pressoché assoluti: ora quel ruolo è stato ridimensionato. I dirigenti d'istituto non potranno più agire in beata solitudine, le loro decisioni dovranno passare attraverso il vaglio dei consigli d'istituto. Poiché il malumore non è rientrato nonostante questo sostanziale ritocco, il governo ha fatto sapere che si può prendere in considerazione la possibilità di limitare a due i mandati consecutivi dei presidi.

Retromarcia anche sul tema degli scatti: ora restano tutti e cinque mentre scompaiono gli scatti di merito. Il merito sarà remunerato in altra maniera, è infatti prevista la possibilità, da parte del preside, di premiare economicamente ogni anno il cinque per cento dei docenti: ovviamente quelli che lo avranno meritato per il particolare impegno da valutarsi d'intesa con l'organo collegiale. Allo scopo saranno disponibili duecento milioni l'anno. Inoltre gli insegnanti riceveranno cinquecento euro l'anno per l'aggiornamento.

Per quanto riguarda il nodo delle scuole paritarie (si tratta in pratica degli istituti scolastici religiosi), come è noto il riformatore deve fare vi conti con il vincolo costituzionale. La nostra Carta stabilisce infatti che l'insegnamento è libero, ma la scuola privata non deve gravare sui conti dello Stato. Di fatto lo farà in modo indiretto: è infatti prevista la detraibilità delle rette, fino a un ammontare annuo di 400 euro per studente. In compenso si garantisce un credito d'imposta a quei privati che vogliano investire nella scuola, pubblica o privata che sia: attraverso nuove costruzioni o manutenzioni, o la promozione di progetti particolari.

Infine le nuove assunzioni. Qui il governo indica l'ansimante bilancio pubblico: il limite è invalicabile, impossibile andare oltre i centomila nuovi docenti regolarizzati. Poi, gradualmente, tutti gli altri precari potranno tentare l'accesso alle cattedre di ruolo attraverso le normali modalità di assunzione. Il dibattito va avanti, la mobilitazione anche, nella scuola febbricitante gli scrutini sono a rischio. Mentre il presidente del consiglio come è sua abitudine mostra ottimismo, il destino della riforma rimane precario. Purtroppo le vere problematiche sul tappeto rimangono sullo sfondo: è giusto che si discuta, ovviamente, ma si vorrebbe che non lo si facesse soltanto nell'ottica politica e sindacale, ma con la priorità della didattica e dell'efficienza formativa.

                                                          r. f. l. 
                                         

    


                                                  

 
 

Clicca qui per iscriverti alla nostra newsletter!

 

Torna al Foglio Lapis giugno 2015

 

Mandaci un' E-mail!