FOGLIO LAPIS - GIUGNO - 2007

 
 

Su un punto i partecipanti al convegno Lapis sul tema “Sistema carcerario e possibili alternative” si sono trovati d’accordo: l’attuale meccanismo della reclusione non soddisfa i criteri dell’equità e dell’efficienza – C’è chi ne propone l’umanizzazione, chi il superamento – Di fronte a una società impaurita che invoca sicurezza, è un grave errore indicare come strada maestra l’inasprimento delle pene, ignorando il dettato costituzionale a proposito di rieducazione

 

Un appuntamento molto importante, un nuovo successo che corona l’impegno e la serietà con la quale da dieci anni ci occupiamo di educazione. Sono state due giornate intense, un dibattito approfondito si è sviluppato attorno alle relazioni che spaziavano da un capo all’altro della complessa tematica carceraria, particolarmente attualizzata in Italia dal recente dibattito sull’indulto e dall’iniziativa del nostro governo per l’eliminazione della pena di morte nei molti paesi che ancora la infliggono. Abbiamo sentito il magistrato Giuseppe Di Gennaro chiedere un carcere più umano (contro la prassi che vede sospesi di fatto i diritti civili al di là delle sbarre), e lo studioso olandese Louk Hulsman invocarne il superamento, nell’ottica di un’alternativa che, avverte, abbiamo già sotto gli occhi, costituita dalla maggior parte degli eventi potenzialmente criminalizzabili che di fatto non vengono criminalizzati ma vengono trattati in altro modo. Anche Giovanni Gramatica, della Società internazionale di difesa sociale, ha parlato di risocializzazione, lotta contro la pena, come alternative radicali al carcere. Abbiamo sentito magistrati antimafia, come Roberto Puglisi e Gaetano Paci, illustrare il complesso rapporto fra la necessità della difesa sociale dall’aggressione della criminalità organizzata e i diritti individuali dei mafiosi detenuti, mentre lo specialista americano Gary Hill dimostrava cifre alla mano che non esiste relazione fra tasso di carcerazione e livello di delinquenza. Pur senza contestarne la necessità in termini di autodifesa sociale, Hill sostiene che il carcere non è la soluzione del problema, è piuttosto parte del problema. La soluzione sta invece nel lavoro, nell’istruzione, nella lotta contro il degrado sociale e l’emarginazione. A che cosa serve la pena detentiva? Nelle interpretazioni tradizionali essa è insieme un castigo, un deterrente, un modo d’isolare chi minaccia la società. Ma le statistiche smentiscono due di queste definizioni. Infatti non funziona come deterrente (perfino nel caso estremo, la pena di morte, è ormai assodato che non riduce in misura significativa il tasso di criminalità), e quanto a isolare le minacce sociali sortisce a volte l’effetto opposto: il carcere diventa infatti a modo suo un’agenzia educativa, il luogo dove uno scambio di competenze e di esperienze affina in molti l’attitudine a delinquere. La visione progressista, da Cesare Beccaria in poi, interpreta la pena come rieducativa in tutt’altro senso, nel senso del recupero della persona a un corretto comportamento secondo i valori del vivere civile. È quanto chiede anche la costituzione della repubblica italiana, il che fra l’altro pone il problema della legittimità dell’ergastolo. La rieducazione prelude infatti al reinserimento sociale: ma non avrebbe molto senso rieducare chi è condannato a restare in cella fino alla fine dei suoi giorni, dunque tagliato fuori da ogni possibilità di essere reinserito nella comunità.

Proprio delle problematiche connesse al tentato reinserimento e alla recidiva ha parlato a Cortona Giuseppe Mosconi, sociologo del diritto all’università di Padova, con un intervento significativamente intitolato “l’onda lunga della pena”. Sul tema generale della mediazione penale si è diffuso il magistrato Marcello Marinari, mentre Emilio Santoro, del centro di documentazione su carcere, marginalità e devianza “L’altro diritto”, ha parlato dei particolari problemi di quella parte della popolazione carceraria, ormai all’incirca un terzo, che è costituita da cittadini stranieri. Magistrati e operatori dell’amministrazione penitenziaria (Alessandro Margara, Massimo De Pascalis, Maria Pia Giuffrida, Antonio Turco, Paolo Basco, Franco Corleone) si sono infine soffermati sulle prospettive di riforma del sistema. Alla tavola rotonda finale, in cui i vari temi emersi dalle relazioni sono stati animatamente dibattuti, hanno preso parte anche altri operatori penitenziari, come Pietro Masciullo, Pasquale Scala, Franco Scarpa, Ettore Ziccone, e il cappellano Dino Liberatori.

La discussione ha fatto emergere visioni diverse, ma unite da un minimo comune denominatore: la persuasione che l’istituzione carceraria, così come si è sviluppata storicamente e com’è di fatto oggi, va radicalmente ripensata. Essa infatti non raggiunge gli obiettivi che si prefigge: non rieduca la persona anzi la mortifica e spesso la rafforza nella sua vocazione delinquenziale, non protegge la società ma al contrario la minaccia. Le recenti polemiche seguite all’indulto hanno confermato che  l’opinione pubblica, esasperata dall’insicurezza e dal dilagare della criminalità spicciola, individua nell’inasprimento delle pene la sola strada praticabile per uscire dall’emergenza. Qualunque cosa si pensi dell’indulto, in quella circostanza non aveva fatto chiarezza il sistema della comunicazione, che aveva finito con l’accentuare l’allarme riferendo con molta evidenza dei casi di recidiva seguiti alle scarcerazioni. In realtà è stato dimostrato che quei casi di recidiva non sono stati mediamente più numerosi (si parla ovviamente di cifre relative) di quelli che si registrano quando la scarcerazione avviene dopo che la pena è stata regolarmente scontata. Si avverte sempre più la necessità di un’informazione più attenta e meno sensazionalista, per evitare isterie sociali che non solo non portano alla soluzione dei problemi, ma al contrario li aggravano. A questa esigenza di chiarezza, il convegno di Cortona ha dato un contributo di cui i partecipanti hanno concordemente sottolineato l’importanza. Un nuovo appuntamento è già fissato per la primavera dell’anno prossimo con il Comune di Cortona che ci ha onorati contribuendo attivamente alla realizzazione del convegno. Il tema è in corso di elaborazione, rientrerà comunque nel vasto filone educativo: ve ne informeremo al più presto.

                                             Marilena Farruggia Venturi 
                                         (Presidente della Lapis)

 

   


                                                  

 
 

Clicca qui per iscriverti alla nostra newsletter!

 

Torna al Foglio Lapis giugno 2007

 

Mandaci un' E-mail!