FOGLIO LAPIS - GIUGNO 2004

Un acceso dibattito si è sviluppato sull'assenza della teoria dell'evoluzione dalle indicazioni programmatiche ministeriali per le scuole medie - L'assurda contrapposizione di una ipotesi scientifica e di un articolo di fede - Alla fine, il ministero cerca di mettere tutti d'accordo richiamandosi all'autonomia dei docenti: saranno liberi, assicura Letizia Moratti, di insegnare Darwin fin dalla scuola elementare - E un'apposita commissione di scienziati elaborerà i dettagli

 

Si è mossa perfino la veneranda Accademia dei Lincei, l'istituto culturale fondato da Federico Cesi all'inizio del Seicento e rilanciato da Quintino Sella un secolo e mezzo fa. A preoccupare gli accademici è stato il decreto che fissa i nuovi programmi delle scuole medie. Non è stato il contenuto di quel documento a scatenare la protesta, semmai una lacuna: non vi si faceva cenno della teoria evoluzionistica, lanciata da Charles Darwin nel 1859 con il suo celebre testo L'origine delle specie e diventata, di fatto, la base delle moderne scienze biologiche. La stampa ha accolto la novità con titoli allarmati: Darwin cacciato dalla scuola italiana, l'evoluzione censurata dal ministero. Un appello lanciato da un quotidiano, perché la lacuna venisse prontamente colmata, ha raggiunto in pochi giorni le cinquantamila firme. Scienziati di calibro internazionale, da Umberto Veronesi a Luca Cavalli Sforza, sono scesi in campo rivendicando il ruolo della teoria evoluzionistica, che è indispensabile conoscere per capire gli sviluppi contemporanei delle scienze biologiche.

Come sempre capita in Italia, la disputa ha finito con l'assumere il carattere di una polarizzazione guelfi-ghibellini: da una parte il libero pensiero fautore di Darwin, dall'altra l'ortodossia biblica fedele al modello creazionista. E così l'accusa di oscurantismo medioevale si è incrociata con quella di materialismo senz'anima. Vanamente gli spiriti più equilibrati hanno cercato di far capire che non ha senso contrapporre un'ipotesi scientifica, qual è appunto l'evoluzionismo, e un articolo di fede. E che in ogni caso illustrare in classe la teoria di Darwin non significa farne un dogma, ma più semplicemente fornire ai ragazzi lo strumento per capire i fondamenti concettuali della ricerca scientifica in campo biologico. Una polemica analoga ha tenuto banco recentemente in America: e anche lì erano le correnti del fondamentalismo religioso, e di riflesso politico, a contrastare l'insegnamento della teoria evoluzionistica. Di fatto in alcuni degli Stati Uniti Darwin è stato messo al bando, e si sono addirittura registrati casi di insegnanti licenziati per avervi accennato nelle loro lezioni.

Finalmente è stato lo stesso ministero dell'istruzione a chiarire la faccenda. Nessuna intenzione di mettere al bando l'autore de L'origine delle specie, garantisce Letizia Moratti: è anzi possibile insegnarla fin dalla scuola elementare. Infatti ogni docente è libero di adattare i programmi al contesto ambientale e psicologico in cui si trova a operare: in questo ambito di autonomia, può anche diffondersi sulla teoria evoluzionistica, senza bisogno che essa sia esplicitamente citata nelle indicazioni programmatiche. Inoltre il ministro annuncia la nomina di una commissione di scienziati, ai quali chiederà di studiare la questione per elaborare eventuali linee di intervento ministeriale. La Moratti anticipa anche i nomi, e sono n omi illustri: Rita Levi Montalcini, Carlo Rubbia, Roberto Colombo, Vittorio Sgaramella. Ma l'annuncio ministeriale non placa le polemiche: infatti passano le settimane e la commissione rimane allo stato di progetto.

L'associazione che raggruppa gli insegnanti di scienze naturali, ovviamente interessata in prima persona a un argomento così centrale, fa sapere in un comunicato che "non c'è da illudersi che le promesse correzioni di rotta abbiano davvero luogo". Si fa anche notare che senza un'enunciazione esplicita non basta rimettere il problema all'autonomia dei singoli docenti, mentre è piuttosto ambiguo il richiamo a particolari condizioni ambientali o psicologiche. Insomma il clima rimane teso, e qualcuno ricorda l'accidentata storia del rapporto fra la teoria di Darwin e la scuola italiana. Il testo dello scienziato inglese comparve in edizione italiana fin dal 1864, ma fu necessario aspettare fino al 1978 perché l'evoluzionismo entrasse nei programmi scolastici. Per poi scomparire, dalle indicazioni per la scuola media, nemmeno trent'anni più tardi. Eppure non è facile immaginare un discorso sulla scienza che prescinda dalle intuizioni darwiniane: anche se nessuno è ovviamente obbligato a collocare una scimmia sulla cima del suo albero genealogico.

                                          f.s.

 

 
 

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