FOGLIO LAPIS - FEBBRAIO - 2017

 
 

I risultati della quarta indagine triennale del PISA, la valutazione internazionale del rendimento scolastico organizzata dall'OCSE, confermano le difficoltà dei quindicenni italiani – Negativo il giudizio per le competenze scientifiche, che in questa indagine condotta nel 2015 erano al centro dell'attenzione – Inoltre i nostri studenti si rivelano fra i meno motivati – Problemi anche nel rapporto  alunni-docenti e nel senso di appartenenza alla scuola

 

La prima rivelazione PISA (Programme for International Students Assessment), l'iniziativa voluta dall'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) per valutare i sistemi scolastici nei vari Paesi, fu realizzata nel 2006. Successivamente l'indagine è stata ripetuta con cadenza triennale, giungendo nel 2015 alla quarta edizione. Attraverso una serie di test, la ricerca interroga i ragazzi di quindici anni, coinvolgendo stavolta i sistemi educatici di settantadue Paesi e oltre mezzo milione di studenti. Ebbene, i risultati di quest'ultima rilevazione, resi pubblici nei giorni scorsi, registrano un arretramento della posizione dei ragazzi italiani, che dunque riduce di molto il relativo miglioramento complessivo rispetto alla situazione del 2006.

La ragione principale di questo risultato negativo risiede nel fatto che stavolta l'attenzione si concentrava sule competenze scientifiche (tre anni fa era toccato alla matematica, e per gli italiani andò un pochino meglio): ed è proprio in questo ambito cruciale che il nostro sistema scolastico ha mostrato la corda, rivelando carenze e disorsioni. Le interpretazioni variano dal baratro fra le “due culture” creato in Italia dalla tradizione idealistica fino alla molto più banale considerazione che addita l'insufficienza dei laboratori, dunque l'impossibilità di praticare le scienze attraverso quel metodo sperimentale che pure ebbe proprio da noi, con Leonardo e Galileo, precedenti di particolare rilievo.

Fatto sta che una volta ancora il nostro sistema scolastico si colloca in fondo alla graduatoria internazionale del rendimento. Fra i Paesi d'Europa, soltanto la Grecia fa peggio di noi, mentre l'Estonia e la Finlandia primeggiano nel nostro continente appena alle spalle di Singapore e del Giappone, che occupano i primi due posti in classifica. Un elemento singolare riguarda il rapporto fra rendimento e durata dell'impegno scolastico. I ragazzi italiani dedicano mediamente allo studio, tra frequenza scolastica, compiti a casa e ripetizioni supplementari, cinquanta ore settimanali, mentre i giapponesi e i finlandesi, che pure occupano il secondo e il quarto posto nella graduatoria internazionale, si fermano rispettivamente a quarantuno e trentasei.

L'indagine PISA, che oltre alle scienze esamina i rendimenti in materia di matematica e comprensione linguistica, non manca di considerare l'approccio psicologico allo studio. Risulta a questo proposito che i quindicenni italiani amano frequentare la scuola meno della media dei loro coetanei stranieri. Gli specialisti che hanno condotto la rilevazione segnalano infine che che il corpo insegnante appare in Italia meno motivato che altrove, e indicano proprio nelle carenze del suo rapporto con gli alunni una delle cause dell'insoddisfacente rendimento delle nostre classi e del carente senso di appartenenza alla scuola. Insomma il quadro è complessivamente ben poco lusinghiero, a malapena corretto dalle riserve che da varie parti si formulano contro le tecniche di rilevazione praticate dai ricercatori dell'OCSE. Più che il reale rendimento scolastico, arrivano a dire i più critici, il programma PISA misura la capacità di immedesimazione nei test PISA...

 

 

    

 

                                                        l. v. 
                                         

  


                                                  

 
 

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