FOGLIO LAPIS - DICEMBRE- 2020

 

Le spettacolari rovine inca che sovrastano la valle dell'Urubamba sono rimaste chiuse al pubblico per quasi otto mesi a causa della pandemia. La misteriosa vicenda della città Inca riscoperta poco più di un secolo fa. Il tragico rapporto fra la conquista dell'America e il dilagare delle malattie “europee”

 

Nel 1983 l'UNESCO lo ha classificato fra i patrimoni dell'umanità ed è, dopo Pompei e Ostia antica, il terzo sito archeologico mondiale per estensione. Machu Picchu, la misteriosa città-fortezza edificata dagli Inca nel sedicesimo secolo, è la più importante e più visitata attrazione turistica dell'America meridionale. É anche una irrinunciabile fonte di reddito per il Perù, che è stato colpito duramente dalla pandemia e dunque oltre ad averne subito le pesanti conseguenze in termini sanitari ha dovuto rinunciare a lungo a una fra le sue principali entrate. Dopo la riapertura, e dopo che è stato eliminato anche il limite iniziale di un massimo di mille visitatori al giorno, il flusso turistico a Machu Picchu, soprattutto di provenienza straniera, è subito ripreso, sia pure senza raggiungere i vertici del passato, quando fra le affascinanti rovine incaiche si aggiravano fra i duemila e i tremila visitatori al giorno, con punte di cinquemila nell'alta stagione turistica.

Dopo il declino della civiltà Inca seguito alla colonizzazione spagnola del Perù, Machu Picchu è rimasto per secoli un segreto, noto soltanto ai rari abitanti di quella zona isolata e gelosamente custodito dalle inaccessibili asperità del paesaggio andino. Il sito si trova a 2400 metri di altitudine, la città fu costruita con evidenti finalità difensive e l'area comprende anche una vasta zona agricola. É stato riscoperto fra la fine del secolo XIX e l'inizio del Novecento, quando lo storico americano Hiram Bingham, specialista di civiltà precolombiane, ebbe notizia dei maestosi ruderi nascosti fra le vette andine, si recò immediatamente sul posto e incantato da quello che vide promosse un'alleanza fra istituti di cultura internazionali e governo peruviano per avviare la sistemazione del sito.

Si propose così al mondo intero quella che viene considerata una fra le sette meraviglie del mondo moderno, meta di visitatori non soltanto dall'America Latina ma anche dagli Stati Uniti e dall'Europa. Al punto che l'UNESCO ha più volte lanciato l'allarme: si teme che il calpestio di tanti turisti possa provocare danni alle antiche strutture. Ovviamente il governo peruviano, comprensibilmente ansioso di ricavare il massimo profitto dalla sua miniera d'oro archeologica, garantisce che la situazione è sotto controllo.

La vicenda del sito Inca paralizzato dalla pandemia richiama alla memoria il devastante rapporto fra le culture pre-colombiane e le malattie portate in America dai colonizzatori europei. Si calcola che fra i cinquanta e i cento milioni di persone morirono a causa delle guerre di conquista del continente, in buona parte uccisi dai batteri e dai virus portati dagli europei, contro i quali le popolazioni autoctone erano del tutto prive di difese immunitarie. Naturalmente non si trattò soltanto di questo, la storia della conquista dell'America riporta una serie impressionante di stragi, la questione merita senz'altro l'etichetta di genocidio o di olocausto americano, come anche è stata chiamata.

 

                                                                 r. f. l.  

 

 


                                                  

Clicca qui per iscriverti alla nostra newsletter!

 

Torna al Foglio Lapis

 

Mandaci un' E-mail!