FOGLIO LAPIS - DICEMBRE - 2014

 
 

É una questione ormai antica, che investe il sistema di valutazione numerica del rendimento scolastico individuale - A sollevare una volta ancora il dubbio è il documento che un organo consultivo francese, il Conseil supérieur des programmes, ha inviato al ministro della pubblica istruzione – Vi si rimette in discussione non soltanto il meccanismo dei voti ma anche i coefficienti, accusati di stabilire una gerarchia fra le materie d'insegnamento

 

I voti numerici sono un buon sistema per valutare il rendimento scolastico individuale? É un interrogativo che si pone da sempre, e che ancora non ha trovato una risposta capace di mettere tutti d'accordo. C'è chi sostiene che non c'è altra via per organizzare il percorso scolastico misurandone i progressi, chi al contrario accusa questo sistema di essere niente altro che un meccanismo di selezione, volto a indicare nell'ottica di una scuola elitaria chi sia in grado di andare avanti verso l'istruzione superiore. Va da sé che la questione assume inevitabilmente connotati politici, visto che la dinamica dei voti sono è mediamente proporzionale al livello economico e sociale delle famiglie di provenienza, e dunque il sistema sembra servire egregiamente, per usare il linguaggio tradizionale del riformismo progressista, i ceti dominanti che intendono perpetuare la loro egemonia attraverso le generazioni.

A riproporre il tema è stato lo scorso novembre un organo consultivo del sistema scolastico francese, il Conseil supérieur des programmes, che un anno fa era stato incaricato dal ministero dell'educazione nazionale di compiere uno studio sull'organizzazione curricolare della scuola. Nel rapporto inviato alla ministra Najat Vallaud-Belkacem, di cui il quotidiano Le Monde anticipa alcuni punti, si rimette decisamente in discussione il sistema dei voti. In pratica il Conseil sostiene che non si può ingabbiare la complessità del processo educativo nella griglia di una valutazione numerica. Si tratta di salvare nel percorso scolastico quel principio di eguaglianza che il meccanismo dei voti mette necessariamente in discussione, più in generale di superare le attuali rigidità, per esempio in materia di esami. Si vuole una scuola più flessibile, che non si limiti a premiare o riprovare ma faccia semplicemente procedere il soggetto verso una maggiore consapevolezza di sé e del mondo.

Anche i cosiddetti coefficienti, che misurano la quota delle varie discipline nel determinare la valutazione complessiva, vengono rimessi in discussione: secondo gli specialisti del Conseil questa prassi stabilisce una inaccettabile graduatoria fra l'importanza delle singole materie. Ancora non è chiaro, dalle prime anticipazioni trapelate sulla stampa, quale modello venga proposto al posto di quello tradizionale. É chiaro in ogni caso che se queste indicazioni dovessero essere accolte la scuola francese sarebbe investita da un'autentica rivoluzione. Ma a giudicare dalle valutazioni discordanti suscitate dal rapporto, è facile prevedere che la materia sarà sottoposta a ulteriori approfondimenti. Insomma sul destino del tradizionale sistema fondato sui voti numerici il dibattito è destinato a continuare, in Francia e altrove.

 

                                                        l. v.  
                                         

  


                                                  

 
 

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