FOGLIO LAPIS - DICEMBRE - 2007

 
 

Stavolta vi raccontiamo la storia di una bambina che ogni sera proprio non ne voleva sapere di andarsene a letto – Non riusciva a sopportare che il buio fosse nero, un colore che non le garbava affatto – Per sua fortuna il re degli Gnomi era in ottimi rapporti con la Notte, tanto da chiederle se non fosse possibile colorare il buio di rosa – Presto fatto, e così Nannanò poté finalmente riconciliarsi con il sonno, e diventare Nannasì

 

Ho la casa piena di pulci!

Chi te ce l'ha messe?

Vogliosaperetutto.

Vogliosaperetutto è un ascoltone quanto un guardone?

Nonlovogliosapere!... Neanche il Tasso ha interesse a saperlo. Lui che – ho scoperto – rovesciava il cannocchiale per vedere la gente tornare "piccini piccini picciò" come bambini dalla Gerusalemme liberata, in un tempo in cui i bambini nessuno li sapeva più rappresentare.

Mi hai messo una pulce nell'orecchio!... Il Tasso guardava con il cannocchiale?

Sì!... Ma al rovescio di Galileo, per rimpicciolire, non per ingrandire. E scoprì il segreto del Giudizio Universale: "Gli uomini, se li vuoi scoprire, li devi rimpicciolire".

Di quanto?

– … Di quanto?... Non lo so!... Di tanto in quando c'era Vogliosaperetutto III°... Bisogna entrare nel mondo degli Gnomi. Cercare tra gli Gnomi, non tra i Cognomi... Senti questa novella:

«C'era una volta una bambina che si chiamava Nannanò perché ogni volta che la mamma le diceva che era ora di andare a dormire, scoppiava a piangere come un temporale. E strilli e tuoni e lacrime a catinelle, tanto che una volta si erano riempiti di lacrime perfino i calzini e le scarpe belle. Piangeva, piangeva e piangeva. Sempre, pomeriggio e sera, che fosse allegra e contenta, che stesse ballando, cantando, ridendo, appena la mamma diceva: – È ora di andare a dormire – si disperava. "Nannanò! Nannanò! Nannanòl" strillava. E strillava tanto forte che un giorno la sentì anche il re degli Gnomi. Questo re si chiamava Vogliosaperetutto III° perché non sopportava che accadesse qualcosa nel mondo di cui lui non conoscesse il perché e il percome. E se non lo sapeva, faceva di tutto per scoprirlo. Così chiamò un suo aiutante e lo pregò di andare da Nannanò e domandarle perché si disperava tanto.

Lo gnomo partì. La strada era lunga così, quando arrivò era già buio e tutta la casa era perfettamente chiusa. Ma lui era uno gnomo furbo e conosceva molti trucchi. Siccome era un bravo attore, si avvicinò alle finestre del salotto e fece la faccia di uno che non era ancora arrivato, che era anzi solo a metà strada, era stanco morto e voleva fare un pisolino prima di continuare il viaggio. In questo modo, la casa non si insospettì, e appena la finestra si girò dall'altra parte, lui saltò dentro.

Ed ecco, proprio in quel momento, la mamma che dice che è ora di andare a dormire. "Nooooo" urla la bimba che un attimo prima ballava – popoff – insieme a suo fratello. "Nannanò!" e giù lacrime che si poteva riempire la vasca da bagno. Dopo cinque minuti, Nannanò, rabbiosissima, è nel suo lettino e lo gnomo si arrampica fino al cuscino: "Ciao, mi manda il re Vogliosaperetutto III°; vorrebbe sapere perché piangi tanto prima di fare la nanna". "Piango perché quando mi mettono a dormire e spengono la luce, la mamma diventa nera, i miei occhi diventano neri, mio fratello, il muro, la mia giornata, tutto diventa nero, e a me il nero non piace".

Che colore ti piace? – le chiede lo gnomo.

Il rosa!

"Bene, bene", dice lo gnomo mentre controlla qualcosa dentro una taschina di cristallo che sembra piena d'acqua.

Che cos'è? – domanda Nannanò.

È la tasca del sapere: finché non è piena fino all'orlo, non posso andare via.

Posso berne un po'? domanda Nannanò.

Se vuoi te ne do una goccia. Ma guarda che poi domattina saprai una cosa in più.

Va bene, voglio provare.

Detto fatto, si mette una goccina d'acqua di sapere sulla lingua.

Che sapore aveva? – domanda lo gnomo.

Di pera schiacciata.

Ah! Allora matematica. Dimmi un po': quanto fa 300 più 300?

Seicento! – dice Nannanò, che non ha ancora tre anni e fino a un minuto prima non sapeva nemmeno contarli tutte e tre.

Bene, bene ridacchia lo gnomo: – Adesso devo proprio andare: vuoi vedere come faccio a uscire da una casa tutta chiusa?

Sì – dice Nannanò tenendo il fiato.

Lo gnomo le fa "ciao, ciao", si avvicina al muro, bussa e dice: "Matto, mattone, diventa un portone", e subito vicino al lettino si apre un passaggio e lo gnomo esce nel buio.

Appena fuori, fa un fischio. Si sente il rumore di quattro zoccolini: arriva il suo cavallo, è lungo poco più di un ago ma è veloce come una zeta, e infatti si chiama Zip.

Galoppa, galoppa, finalmente arriva nel paese degli Gnomi. Le case sono tutte perfettamente in fila: di notte passa un ordinista che se le trova in disordine, magari per il vento, mentre gli Gnomi dormono, le rimette in filissima come matite colorate dentro alla scatola. La prima è quella di Vogliosaperetutto III°. Sopra al portone la casa del re ha un grande stemma con scolpite queste tre parole: "Perché? Quando? Dove?". La porta è sempre aperta, anche di notte, perché tutti quelli che passano, se ne hanno voglia, possono entrare, presentarsi davanti al re e dargli una risposta, una qualsiasi, che si sono portati da casa: "Perché mi è caduto in testa un martello", "Perché mio fratello è più bello", "Perché fra un gatto e una poltrona è più importante il gatto", e così via.

Il re è contento, si diverte, ascolta e poi si mette lì concentratissimo a cercare di immaginare la domanda giusta per ogni risposta. Perché Vogliosaperetutto III° non si accontenta come suo padre Vogliosaperetutto II° e suo nonno Vogliosaperetutto I° di sapere tutte le risposte, lui vuole conoscere anche le domande. "Ma le domande sono tantissime! Sono infinite!" hanno gridato allarmati i suoi consiglieri: "Vi stancherete! Vi ammalerete, vi perderete come una nave nel mare. Lasciate perdere le domande!". Ma Vogliosaperetutto III° non gli ha dato retta e di notte, di nascosto, dietro gli angoli, corre dietro a ogni domanda che passa.

La casa del re si trovava proprio all'incrocio fra il presente e il futuro, fra il chiaro e lo scuro, fra il forse e il perché e si affacciava su un bellissimo lago di tè. In quella casa le porte comandavano sopra le stanze, perché il re degli Gnomi considerava molto più importante il poter passare da qualche parte piuttosto che il restarci. Naturalmente, ogni porta aveva la sua stanza, ma la porta era la padrona e la stanza la sua serva. I corridoi erano più liberi. Molti non facevano nulla dalla mattina alla sera perché non portavano da nessuna parte, magari finivano in un bel ricciolo e ciao.

La casa non era sempre grande uguale: come il nostro cuore si espandeva e si rimpiccoliva a seconda di come andava la vita. Un giorno che il re era molto triste perché la sua mamma lo aveva sgridato, aprendo la finestra al mattino vide un gigantesco occhio: era quello di un passerotto. Il palazzo era diventato così piccino che era più piccolo di un uccellino.

Nella casa c'erano domande e risposte dappertutto. Sulla porta della biblioteca c'era un cartello con scritto a lettere d'oro "Dove è finita la papera?". Nel pavimento del salone con delle piccole pietre colorate era formata la frase "Perché abbiamo solo due mani?". E in bagno, sopra lo specchio del lavandino, invece di una domanda, c'era una bellissima risposta:

"Perché ti voglio bene".

E la gente andava continuamente a lavarsi le mani per leggerla. E poi altre domande erano sparse dappertutto: "Tende bianche o tende nere?", "Perché i cuccioli delle pulci non si chiamano pulcini?", "Chi è stato a pestarmi un piede?", "Perché questa storia non va avanti?".

Nei giorni d'estate il lago di tè diventava bollente e tutti correvano con i biscotti a fare colazione.

Un giorno però, purtroppo, capitò al villaggio una malattia delle case. Arrivarono tutti i dottori del paese, si agitarono di qua e di là con le mani nei capelli, non ci capivano niente. "Hanno mal di pancia", diceva la gente: "Non vedete come sono diventate grige?". "Dov'è la pancia delle case?", gridavano i dottori che non sapevano da che parte cominciare. "Chiamate i muratori", disse una bimba che si chiamava Angelica. "Brava, sì, i muratori", dissero. E vennero i muratori, e sapevano tutto: La pancia della casa della Rosina è in cucina, la pancia della casa in cima alla stradina è in cantina, la pancia della casa di messer Cicciotto è in salotto, nella casa di messer Piccino è sotto il camino e in quella di messer Grandone è dietro al portone. Adesso che tutto era chiaro, in quattro e quattr'otto, curarono tutte le case.

E la pancia della casa del re? "È sotto il parquet!", urlò il muratore e, per trovarla, si dovette scavare un gran buco in salotto.

Finito di curare la casa, tutti dissero: "È un peccato però rifare il pavimento. Era così bello quel gran vuoto. Perché non lo lasciamo cosi?". "Va bene", disse il re, che era simpaticissimo e diceva sempre di sì. Detto fatto: il buco al centro del salotto del re fu lasciato lì e in certe giornate, quando non avevano molto da fare, si sedevano tutti a guardarci dentro. "Bello, sembra un mare senz'acqua". "A me sembra una montagna rovesciata". "Chissà se sotto c'è un altro buco"... "Ma va!.... Un buco non può appoggiare sopra un altro buco. Cadrebbe". "Perché?... È vuoto. Non pesa niente. Perciò è come se volasse, e due buchi, possono volare insieme. Guarda gli uccellini"... "Ma cosa c'entra? Un uccellino non è un buco!"... "Sì, però, è leggero come un vuoto"... e "Ah, sì... questo, sì"... E così via, continuavano finché, qualche volta, interveniva il re e diceva: "Però, state attenti a non sporgervi troppo, che ci cascate dentro così"... E per farli ridere, si sporgeva finché – pluff – volava giù gridando "Aiuto!". Ma si era fatto legare intorno alla vita un elastico stretto stretto e così poi l'elastico lo ritirava su (segue la seguente proposta di gioco: fare un re di cartone con l'elastico e il bimbo che legge lo butta nel buco del libro).

E questa storia finisce così. Finisce qui perché è caduta anche lei nel grande buco del salotto del re e così il finale non c’è.

Intanto, lo gnomo attore racconta a Vogliosaperetutto III° quello che ha scoperto da Nannanò. Il re ascolta attento poi prende un grande foglio nero, una penna nera e scrive delle parole nere. Chiude la busta e chiama lo gnomo paziente: "Parti", gli dice, "porta questa lettera alla Notte". Lo gnomo si avvia di buon passo. "Vai piano!", gli grida il re: "È inutile stancarsi: lo sanno tutti che a qualunque velocità si vada, che si prenda la strada lunga o la scorciatoia, per arrivare alla casa della Notte, il viaggio dura un giorno intero". Alla sera, lo gnomo paziente si siede su una pietra a riposare e, dopo un'oretta, puntuale, la Notte arriva. È tutta nera: i vestiti, i capelli, gli occhi, il sorriso, i suoi gesti, il respiro, anche l'aria che la circonda come un mantello è nera. Prende la lettera nera. "Come farà a leggerla in tutto quel buio?", pensa lo gnomo. E la Notte gli risponde perché è così abituata al buio che quello che a noi sembra segreto, invisibile, come i pensieri, a lei appare chiarissimo: "Mi fanno luce i sogni. I sogni brillano come lampadine". E legge la lettera del re: "Cara Notte", dice, "hai un buio rosa per una bambina mia amica?"... "Un buio rosa"... La Notte ci pensa su... "Non mi pare", borbotta fra sé e sé... "Però posso andare a vedere nella buioteca. Nella sua casa tutte le pareti sono coperte di mobili neri pieni di cassetti che arrivano fino al soffitto e, in ogni cassetto, c'è un buio diverso: Buio nero, buio nerissimo, buio spaventoso, buio ululante, buio ventoso, buio con una stella, buio con una voce che chiama, buio tonante, buio di foresta, buio sotto le coperte, buio vicino al mattino, buio in giardino. E poi tutte le sfumature: buio verde, buio blu, buio rossastro, ma il buio rosa non c'è. "Pazienza", dice la Notte: "lo farò io". Apre un cassettino pieno di colori e pennelli tutti impolverati – era tanto tempo che nessuno le chiedeva un altro buio! – mescola, toglie, aggiunge: un po' di rosso, un po' di petali, il ricordo di una luce, polvere di bacini e, alla fine, schiaccia con un po' di ribrezzo il tubetto del bianco. Ed ecco un magnifico buio rosa! Soffice, tenero, morbido, tranquillo, proprio un buio perfetto per una bimba piccolina. La Notte lo impluffa, lo arrotola, gli lega un cordino ricordino per non farlo volare via e poi lo porta allo gnomo paziente. "Tieni, ma non farlo vedere a nessuno: non è un buio tanto regolare". E lo gnomo paziente riparte. Il viaggio di ritorno è sempre più lento perché fra gli Gnomi, che sono tipi molto precisi, c'è la regola che per andare, si cammina in avanti ma, per tornare, si deve camminare all'indietro. Infatti, cammina all'indietro cammina all'indietro cammina all'indietro, finalmente arriva da Nannanò. La casa è sbarrata. Tutte le porte e le finestre sono attentissime, perché si sono accorte che per colpa loro qualcuno è entrato di notte nella casa e fanno la guardia come sentinelle. I mattoni sono immobili, tutti fermissimi al loro posto perché la mamma, che si è accorta di tutto, ha fatto una contromagia. "Mattoni attenti!" ha gridato: "Ne prenderete un sacco e una sporta, se vi trasformerete ancora in una porta!". E così anche dai muri non si passa.

Ma gli Gnomi sono furbissimi entratori e così lo gnomo paziente si infila nell'antenna della televisione e canticchiando per fare finta di niente, scivola dentro il cartone animato che Nannanò sta guardando. "Ciao", le fa con la manina, "ciao Nannanò, ho un regalo per te". Nannanò si domanda perché quel cartone animato sappia il suo nome, ma ecco che, proprio in quel momento, entra la mamma. Tappandosi le orecchie con le mani, dice: "È ora di andare a letto". "Nooooooo... nannanò! nannanò!" comincia a piangere Nannanò. Scoppia una gran confusione, e così nessuno vede lo gnomo che salta fuori dalla televisione e corre nella camera dei bambini. Zitto zitto apre la porta e apre il suo soffice pacco: subito tutto il buio rosa si riversa nella stanza come il latte quando si rovescia la tazza, come il vento che entra dalle finestre, come la musica che si appoggia sul cuore. E Nannanò va a letto come tutte le sere in lacrime, arrabbiata. Ma quando la mamma spegne la luce, tutto diventa rosa: un bellissimo buio le sorride, un buio delicato, consolante, che non fa paura. "Grazie", dice Nannanò, e si addormenta.

E la storia finisce così. Finisce qui perché da quella sera Nannanò è diventata Nannasì».

                                                          
                    Filippo Nibbi, Giovanna De Carli 
                                         

    


                                                  

 
 

Clicca qui per iscriverti alla nostra newsletter!

 

Torna al Foglio Lapis dicembre 2007

 

Mandaci un' E-mail!