FOGLIO LAPIS - APRILE - 2005

 
 

Il semplice segreto del metodo Suzuki: attraverso lo studio della musica si aiuta lo sviluppo della personalità complessiva del bambino  - Il mio sogno”, diceva Shinichi Suzuki, “è che tutti i bambini del mondo possano divenire degli esseri umani degni di questo nome, degli esseri felici, degli esseri con delle capacità superiori. Tutte le mie energie convergono a questo scopo perché sono persuaso che tutti i bambini nascono con queste potenzialità”  

 

Shinichi Suzuki è conosciuto in tutto il mondo per aver fondato a Matsumoto (in Giappone) nel 1946 il Movimento per l’Educazione al Talento, di cui l’aspetto più noto è l’ottima qualità raggiunta nell’insegnamento di uno strumento musicale a bambini molto piccoli. “Il talento non è innato” è l’osservazione su cui egli basa tutta la sua metodologia. Ogni bambino nasce con un meraviglioso potenziale e dipenderà dall’educazione che riceverà se potrà svilupparlo o meno. “La crescita dell’uomo è come quella di una pianta il cui seme ha bisogno di un buon concime e di annaffiature regolari per diventare una piantina sana che poi si trasformerà in un albero robusto”, diceva Suzuki, aggiungendo che se Wolfgang Amadeus Mozart fosse vissuto nella foresta allevato dai lupi, non sarebbe mai diventato il genio della musica che tutti conosciamo. Al contrario, era figlio del celebre violinista e compositore Leopold, che lo educò alla musica molto presto, e visse tra Salisburgo e Vienna, già allora fra i centri musicali più importanti d’Europa. Un ambiente circostante ricco di stimoli è la condizione necessaria affinché ogni bambino sviluppi al meglio le proprie capacità: il dovere di tutti i genitori e gli insegnanti è quindi fare in modo che questo enorme potenziale non vada sprecato.

Shinichi Suzuki chiamò la sua metodologia “Metodo della Madre Lingua”, poiché osservò che il metodo didatticamente più efficace è quello con cui tutti i genitori del mondo insegnano a parlare ai propri figli la madre lingua. “Tutti i bambini giapponesi parlano giapponese” è l’affermazione che Suzuki amava ripetere a dispetto della sua apparente banalità. Egli analizzò quel processo che si verifica istintivamente in ogni famiglia e ne schematizzò alcune fasi fondamentali: 

1)     Tutti i bambini sono circondati dalla propria madre lingua fin dalla nascita ed acquisiscono familiarità con essa prima di cominciare a parlare.

2)     I genitori insegnano ai propri figli a produrre i primi suoni incoraggiandoli mediante una costante ripetizione.

3)     Ogni volta che il bambino parla, il genitore reagisce con felicità, incoraggiamento ed entusiasmo.

4)     Si ha un progresso naturale per mezzo dell’esercizio giornaliero.

5)     Con il tempo ogni nuova parola diventa più facile da pronunciare e da ricordare e il bambino è felice della sua nuova capacità di esprimersi e di comunicare con gli altri.

Suzuki ha applicato questi principi anche all’insegnamento di uno strumento musicale e da tali principi derivano le caratteristiche fondamentali del suo metodo: iniziare ad una età molto precoce con il coinvolgimento del genitore che lavora in stretta collaborazione con l’insegnante, creare un ambiente ricco di stimoli circondando il bambino di musica il più presto possibile, esercitarsi giornalmente per avere costanti progressi tramite il superamento di una difficoltà alla volta. E’ poi di fondamentale importanza il comportamento del genitore e dell’insegnante che devono essere gentili, pazienti e incoraggianti, basandosi sull’amore e sul rispetto per il bambino.

L’interesse di Shinichi Suzuki era rivolto all’educazione complessiva del bambino e il suo metodo può essere applicato a tutti gli aspetti dell’apprendimento (nei suoi libri ci descrive le sue esperienze con la matematica e con la difficile scrittura del giapponese), ma egli era convinto che la musica ha in sé qualità particolari che favoriscono l’affinarsi della sensibilità. Infatti tramite lo studio di uno strumento musicale si possono sviluppare molte capacità: autocontrollo, memoria, coordinazione dei movimenti, autocritica e consapevolezza di saper affrontare e risolvere le difficoltà. Il bambino che studia con questo metodo si abitua fin da piccolo all’esercizio quotidiano e al suo ingresso nella scuola elementare non trova difficoltà nel dover eseguire ogni giorno dei compiti. La stragrande maggioranza degli allievi Suzuki ha buoni risultati a scuola, sia per l’abitudine al lavoro, sia per le abilità che sono state sviluppate. Dal punto di vista musicale il bambino assimila molto presto gli elementi di base del linguaggio della musica (qualità del suono, senso del ritmo, capacità di dar forma alle frasi) nonché un’impostazione corretta allo strumento. Egli si trova dunque avvantaggiato poiché la sua conoscenza è profonda ed interiorizzata. La musica rimarrà sempre per lui motivo di piacere, la competenza acquisita gli farà apprezzare maggiormente i concerti, potrà suonare da solo o con gli amici, inoltre se deciderà di proseguire gli studi musicali si tratterà solo di continuare il cammino già intrapreso traendo profitto dalle solide basi assimilate in tenera età.

L’attenzione di insegnante e genitore è comunque sempre rivolta alla formazione complessiva della personalità. Uno degli obiettivi principali del metodo Suzuki è trasmettere la fiducia nelle proprie capacità, insegnando a svilupparle attraverso uno studio attento e costante, con la consapevolezza che le difficoltà che si incontrano possono essere superate. E’ necessario trovare il modo giusto per affrontarle, ma un gradino alla volta si può arrivare molto in alto. Tutti possono migliorare, in qualsiasi campo ed a qualsiasi età, basta voler andare sempre avanti, “senza fretta ma senza fermarsi” come diceva sempre Shinichi Suzuki.

 

Silvia Moretti, insegnante di pianoforte
abilitata alla metodologia Suzuki
 dall’European Suzuki Association
membro dell’Istituto Suzuki Italiano

 

                                                  

 
 

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